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Nome: Alfredo
Cognome: Fogola
Data di nascita: 1913
Luogo di nascita: -
Professione: Libraio
Data dell'intervista: 17 agosto 1999
Luogo dell'intervista: Montereggio, Mulazzo (MS)
Durata dell'intervista: 2 ore circa
Intervistatore: Mario Pegollo
Trascrittore: Marcello Paolocci
Supporto: Minidisc
Dove Ë conservato l'originale: Comune di Mulazzo
Un estratto dell'intervista a Alfredo Fogola
Io so che mio babbo era partito, io sono lultimo della famiglia,
eravamo in sette, mio babbo era partito con mio zio, due fratelli, giravano
a fare le fiere nelle città. Mio babbo poi si fermò a Pesaro,
mise fuori il banco fisso, sotto larco di SantAntonio e lì
ci stette diversi anni. Invece mio zio Giuseppe, lui si fermò ad
Ancona, dove aprì una libreria. Cè anche adesso. Poi
purtroppo mio papà per motivi di salute ha dovuto smettere, è
tornato in paese e poi purtroppo è deceduto. E di lì è
finita tutta la questione. Poi scoppiò la guerra, i figli uno da
una parte e uno dallaltra, e di libri non se ne parlò più.
Lattività di libraio è finita nel 45, con la
guerra.
Quando lattività era ambulante, loro partivano da Montereggio
col carretto, col cavallo. I carretti magari li lasciavano a Parma e rientravano
a piedi con il cavallo. Poi si fermavano a Pontremoli da... che cera
una specie di garage, anche se non è come adesso. E venivano su
con il cavallo, con il mulo, venivano a passare linverno a Montereggio,
tutti quanti. Poi ripartivano in primavera e tornavano ognuno nei suoi
posti a girare. Mio babbo andò a Pesaro, si fermò lÏ
per diversi anni, prese la residenza laggiù.
[...]
I miei sono andati a Pesaro, perchè mio babbo girava nelle Marche
e negli Abruzzi e si è fermato lì a Pesaro, sotto un arco
nel centro di Pesaro, il comune gli diede il permesso di aprire un banco,
un banco lungo, era fisso, si copriva la sera e la mattina si apriva.
Quando si spostavano con il carretto dormivano nelle stalle, si arrangiavano,
facevano anche da mangiare nelle stalle, facevano delle pentole di minestrone,
pastasciutta, purtroppo la miseria è quella lì.
Questi ambulanti erano considerati bene, mio babbo era considerato, noi
a Pesaro stavamo bene. Io mi ricordo da bambino, mi portò via,
avevo sei anni, e purtroppo ero un po sbarazzino, andavo a giocare
a pallone e avevo sempre le scarpe rotte. Allora un signore, un altro
ambulante che vendeva i libri, gli disse di mandarmi al mare a vendere
i libri, allora mi comprò un cestino con un tracollo, con dei libricini
che costavano due lire e mi diceva: vai nelle spiagge a vendere. E io
andavo al mare a vendere questi libretti. E ne vendevo tanti di questi
qui, ne vendevo parecchi, mi ricordo che è stato
cera
da ridere. Questi signori mi circondavano, vieni qua, quanto costano questi
libretti? Due franchi, dicevo io. Ti diamo due lire. No, no, dicevo io,
mi dispiace, mio babbo mi litiga, non vuole. Io voglio due franchi. Ma
ti do due lire! No, non lo posso dare
Questa gente rideva e poi
andarono su da mio babbo: ma è suo figlio quello lÏ?
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